martedì 7 ottobre 2008

IL SENSO DELL'UMORISMO

Cari lettori, oggi un nuovo capitolo del mio libro Parlare Bene.
Un saluto
Reinaldo Polito

02. IL SENSO DELL'UMORISMO

Avere senso dell’umorismo non significa fare la parte dei pagliacci né trasformarsi nel buffone di corte.
E non è nemmeno sinonimo di volgarità. Se avrete cura di evitare i doppi sensi triviali e di imparare ad utilizzare in modo divertente le informazioni che avete a disposizione, ci sarà sempre qualcuno desideroso di conversare con voi. L’ironia, se sottile e ricca di sottintesi, oltre ad evidenziare che siete persone intelligenti, brillanti e intellettualmente preparate, costituirà anche un omaggio alla sensibilità e alla percezione di chi vi ascolta. In verità, la sottigliezza della battuta spiritosa dovrà essere commisurata al livello intellettuale della persona o delle persone a cui vi rivolgete.
Attenzione: anche quando la circostanza può sembrare favorevole all’uso di espressioni scurrili non lasciatevi prendere in trappola; essere volgari non vi porterà da nessuna parte, ci potete scommettere. La linea di demarcazione che separa il senso dell’umorismo dalla volgarità è molto tenue e tende a spostarsi verso un estremo o verso l’altro a seconda delle caratteristiche di chi vi ascolta e del contesto in cui vi trovate.
Quanto più vi avvicinerete a questa linea, tanto più sembrerete persone dotate di humour, ma al tempo stesso aumenterà il rischio di scadere nella volgarità. Quindi, poiché non potrete mai essere sicuri di dove si trovi esattamente la linea di confine, è meglio mantenere sempre la distanza di sicurezza ed evitare di attraversarla. È molto meglio essere meno divertenti di quanto potreste – ma con la certezza di preservare la vostra immagine e di continuare a meritare il rispetto di chi vi ascolta – che spingervi fino al limite, atteggiamento che in teoria potrebbe avere maggior successo ma, per un banale errore di calcolo, potrebbe rendere estremamente volgare la vostra immagine.

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